Piangiamo la distruzione del Tempio, ma lodiamo le sue cause

Ogni anno arriva Tisha B’Av (il 9 di Av) e noi piangiamo la distruzione del Tempio a causa del nostro odio infondato. Allo stesso tempo, radichiamo sempre di più questo odio reciproco. Allora a cosa servono le nostre lacrime?

La distruzione del Tempio di Gerusalemme di Francesco Hayez. (Photo credit: Wikimedia Commons)

La distruzione del Tempio di Gerusalemme di Francesco Hayez. (Photo credit: Wikimedia Commons)

Un brutto giorno per gli Ebrei

Nel Talmud (Masechet Taanit) è scritto: “Cinque cose accaddero ai nostri padri il 17 di Tammuz e cinque cose il 9 di Av, i giorni che rappresentano l’inizio e la fine delle Tre Settimane (Bein Hametzarim). Il 17 di Tammuz si ruppero le Tavole della Legge, il fuoco eterno fu spento, le mura della città furono violate.  Apostomus bruciò la Torah e collocò un idolo nel Tempio. Il 9 di Av i nostri padri furono banditi dal paese, il Primo e il Secondo Tempio furono distrutti, Beitar fu conquistata e, lo stesso giorno un anno dopo, la città fu rasa al suolo.

L’orrore che colma la storia del 9 di Av non finisce con la distruzione del Tempio. Nella storia, questo giorno è stato descritto come pieno di calamità. Le espulsioni del 1290 degli ebrei dall’Inghilterra e la famigerata  espulsione del 1492 degli stessi dalla Spagna, avvennero entrambe il 9 di Av. Più recentemente il 9 di Av del 1942, i nazisti iniziarono la deportazione di massa di 300.000 ebrei dal ghetto di Varsavia al campo di sterminio di Treblinka.

Dalla nascita della nostra nazione il 9 di Av è sempre stato un brutto giorno per gli ebrei.

Perché proprio questo giorno?

Il calendario ebraico rispecchia più della nostra storia. Ad un livello più profondo rispecchia il processo di trasformazione da esseri egocentrici, il cui cuore è malvagio dalla nascita, come si narra nella Torah, (Genesi 8:21) ad una nazione connessa, in mutua responsabilità, i cui membri sono uniti come “Un solo uomo con un solo cuore”. In questo ciclo, il 9 di Av segna un punto di rottura, ossia il momento in cui voltiamo le spalle all’unione e condoniamo l’egocentrismo.

La distruzione del Secondo Tempio è certamente l’evento più traumatico accaduto il 9 di Av. Tuttavia non è la catastrofe di per sé che dobbiamo piangere, piuttosto la perdita dell’amore reciproco che la indusse.

Tra amore e odio

Nel ciclo della nostra evoluzione siamo nati come esseri puramente egoisti. Vogliamo solo ciò che ci conviene, senza alcuna preoccupazione per gli altri. “Il peccato è accovacciato alla porta”, come è scritto nella Torah, e noi tutti ci comportiamo in questo modo.

Tuttavia se il nostro fine fosse quello di diventare la specie più evoluta all’apice della catena alimentare, non cercheremmo l’immortalità, la superiorità, la notorietà e altre ambizioni unicamente tipiche dell’umanità. Non avremmo bisogno di inventare tutto quello che abbiamo creato nei secoli;  lance e frecce sarebbero state sufficienti. L’umanità aspira costantemente alla perfezione e all’eternità. Vogliamo sapere cosa ha creato il mondo, come funziona e perché. In poche parole, l’umanità vuole essere simile al Creatore del mondo: il suo proprietario.  Anche se questo non è vero per voi o per me personalmente, senza queste spinte fondamentali non saremmo in grado di sviluppare la scienza, il pensiero critico e le gare sportive, o di inseguire tutte le aspirazioni che appartengono all’esistenza umana e che vanno oltre la nostra sopravvivenza fisica.

L’ego umano è diverso da quello degli animali. È la forza motrice alla guida della nostra evoluzione. E mentre la natura bilancia l’egocentrismo negli animali, il bilanciamento  dell’egocentrismo umano richiede uno sforzo cosciente.

Abramo, l’uomo della misericordia, fu il primo a trovare il metodo per frenare l’egoismo umano. Lui e i suoi discendenti lo svilupparono fino a quando fu costituita una nazione basata sulla misericordia e sull’unione. Tuttavia ai piedi del monte Sinai (il monte di Sina’a, odio) noi soccombemmo ai nostri egoismi e, invece di ricevere la Torah, la forza della connessione, ci volgemmo all’idolo dell’ego: il vitello d’oro. Così le tavole della legge si frantumarono.

Tuttavia la nostra nazione riemerse dalla crisi. Fummo entusiasti di diventare “Un solo uomo con un solo cuore” e di ricevere quindi la Torah e il compito di diventare “Una luce per le nazioni” diffondendo la forza dell’unione.

Nella lotta tra l’amore e l’odio, il metodo che gli antichi ebrei svilupparono aveva lo scopo di guidare il mondo verso l’ultima vittoria dell’amore sull’odio. Questo metodo affermava molto semplicemente che se noi bilanciamo il nostro egoismo con l’amore per gli altri, permettiamo ad ogni individuo di realizzare il proprio potenziale completo, usando quella stessa realizzazione per il bene comune. In questo modo copriamo il nostro ego con l’amore, o come disse Re Salomone: “L’odio provoca liti, ma l’amore copre ogni crimine” (Proverbi, 10:12). Facendo questo captiamo la forza della connessione che ha creato il mondo e che adesso lo sostiene. Questo è il significato interiore di ricevere la Torah.

L’ultima frontiera

Ogni anno arriva Tisha B’Av (il 9 di Av) e noi piangiamo la distruzione del Tempio a causa del nostro odio infondato. Allo stesso tempo, ci trinceriamo di più in questo odio reciproco. Allora a cosa servono le nostre lacrime?

Qual è la ragione di piangere sulle rovine se allo stesso tempo prepariamo la nostra distruzione a causa dello stesso motivo che ci distrusse allora?  Non abbiamo imparato niente dal nostro passato? Quante distruzioni dobbiamo ancora provare a causa della reciproca repulsione, prima di diventare finalmente saggi?

Lo sterminio incombente del popolo ebraico farà impallidire tutto quello che abbiamo provato, incluso la distruzione del Secondo Tempio e la Shoah, che incidentalmente ha estinto la maggior parte della mia famiglia.

Noi siamo l’ultima gamba del viaggio, l’ultima frontiera nella lotta tra amore e odio. L’odio che si sta manifestando oggi sarà il più intenso di sempre e rivolgerà la sua ira verso gli Ebrei. Non possiamo mitigarlo in nessun modo, ma possiamo e dobbiamo coprirlo d’amore, come abbiamo già fatto precedentemente.

Questa è la nostra missione in quanto Ebrei. Essere “Una luce per le nazioni” è la realizzazione della nostra missione. Come ho già affermato numerose volte su internet e sulle pagine del The New York Times, dobbiamo ricoprire il nostro odio con il prendersi cura gli uni degli altri, per poi diventare un esempio d’unione per il mondo. Possiamo farlo in modo volontario e piacevole, oppure saremo forzati a farlo a causa della furia del mondo. In un modo o nell’altro saremo obbligati a farlo.

Allora in questo giorno di Tisha B’Av cerchiamo di meditare di più sul nostro futuro e il nostro ruolo, e meno sul passato. Concentriamoci nel progettare il tempo a venire e facciamo del nostro passato una pietra angolare per il nostro futuro felice e sicuro.

1 Comment

  1. Grazie per questo illuminante pensiero a proposito del ruolo degli ebrei nel mondo

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