L’anno del cambiamento

Michael-Laitman-Shana-Tova-2016

Ogni anno, appena la famiglia (di solito allargata) si riunisce attorno alla tavola di Rosh Hashanah, un chiacchiericcio vivace riempie l’aria. Tuttavia, spesso, prende il sopravvento un discorso molto ebraico e le chiacchiere pacifiche si trasformano in uno scherzo che a sua volta diventa il gioco ebraico preferito in assoluto: “lo scaricabarile”. Così quest’anno, se bisogna discutere, facciamolo almeno su di un argomento davvero controverso: l’unità o, più precisamente, l’unità del popolo ebraico.

Ma cos’è l’unità in qualsiasi forma e a chi serve? L’unità è il sentimento di appartenenza, di interesse e responsabilità reciproci. È prendersi cura di un’altra persona così ardentemente che i suoi desideri diventano anche i nostri. L’unità è sentirsi come una famiglia vera. Chi non lo vorrebbe?

Eppure, perché dovremmo unirci con persone che non ci piacciono? Non possiamo avere quello che vogliamo senza unirci con degli estranei? Materialmente parlando, probabilmente potremmo avere tutto quello che vogliamo. Ma se i beni materiali fossero in grado di renderci felici, la nostra ricca società occidentale non sarebbe afflitta da depressione, aggressività, evasione dalla realtà e narcisismo. L’ingrediente che manca per la felicità nelle nostre vite è un’interconnessione positiva. Se dalle nostre vite eliminassimo il sospetto, l’allontanamento e l’odio, sostituendoli con la fiducia, la vicinanza e la cooperazione, saremmo mai infelici?

Invece, quando si arriva al fondo di tutti i nostri problemi, si trova che la causa principale di tutte le sofferenze umane è la stessa natura umana. Curiamola e cureremo ogni cosa.

I nostri progenitori ne erano già a conoscenza

Abramo fu il primo a notare che l’ego è la radice dei nostri problemi. Il Midrash (Beresheet Rabah) ci racconta che quando Abramo si accorse che i suoi concittadini stavano diventando egocentrici e lontani l’uno dall’altro, lui e Sarah aprirono la loro tenda a tutti e insegnarono loro la misericordia e lo spirito di gruppo.

Dopo che Nimrod espulse Abramo dalla Babilonia per aver diffuso le sue idee di unità, egli si diresse con il suo gruppo verso Canaan e lungo il cammino raccolse chiunque apprezzasse l’idea di unità.

Questo fu il nucleo del popolo di Israele. Ne risulta che i nostri antenati furono un fenomeno unico e che formarono una nazione che non era basata sulla condivisione di cultura, linguaggio o parentela biologica, ma sull’idea comune che l’unità è la chiave della nostra felicità.

Quando siamo usciti dall’Egitto, Mosè portò la nostra unità un passo avanti ancora, in quanto ci impegnammo ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”. Solo dopo che ci siamo obbligati a questo principio, siamo diventati “ufficialmente” una nazione.

Come Abramo, Mosè non intendeva conservare l’unità solo per gli Ebrei. Ramchal scrive (Il Commentario di Ramchal sulla Torah) che in quel tempo “Mosè desiderava la completa correzione del mondo, ma non ebbe successo a causa delle corruzioni che avvennero durante il percorso”.

Pertanto, invece della correzione completa, Mosè ci ha lasciato in eredità un compito: “Essere una luce per le nazioni” trasmettendo l’unità a tutte le persone che non l’hanno potuta ricevere da Abramo o da Mosè.

Combattere per amore

Non è stato facile, ma i nostri antenati hanno fatto il possibile per mantenere la loro unità. Anche loro hanno sperimentato delle esplosioni di egoismo, ma hanno imparato come solidificare i loro legami equilibrando i loro ego con l’amore per gli altri.

Il Libro dello Zohar (Aharei Mot) descrive l’odio intenso che gli antichi Ebrei sperimentarono e come tennero a cuore l’obiettivo finale: portare al mondo intero unità e amore per gli altri: ‘“Ecco quanto è buono e quanto è bello che i fratelli siedano anche insieme’. Gli amici, appena si siedono insieme, dapprima sembrano come uomini in guerra che desiderano uccidersi a vicenda, poi, ritornano all’amore fraterno… E voi amici che siete qui, siccome prima siete stati nell’affetto e nell’amore, d’ora in poi voi non vi separerete più… E per merito vostro nel mondo ci sarà la pace”.

Inizia l’odio verso gli Ebrei

Circa duemila anni fa, non siamo riusciti a passare dal volerci uccidere a vicenda, come dice il brano de Lo Zohar sopra citato, all’amarci come fratelli. Tra noi è scoppiato un odio intenso che ha causato il nostro esilio. Peggio ancora, senza amarci a vicenda, senza unità, siamo diventati incapaci di essere una luce per le nazioni. Con il nostro odio, abbiamo chiuso la porta alla felicità del mondo.

L’odierna società occidentale è in gran parte costituita da quei discendenti dei Babilonesi che Abramo e Mosè cercarono di unire. Senza la nostra unità, chi mostrerà loro la strada?

Una volta che noi, i capi destinati alla coesione, siamo caduti nell’odio infondato, le nazioni del mondo, inconsciamente, hanno cominciato ad incolparci dei loro problemi. Siccome non possono spiegare la natura della nostra colpa, ci accusano di qualsiasi difficoltà che devono affrontare. Allo stesso tempo, noi, la nazione che una volta considerava “Ama il tuo prossimo come te stesso” la massima espressione della nostra legge, abbandonata la nostra unità, dimenticato il nostro compito, non riuscivamo a capire la rabbia delle nazioni verso di noi. Così è cominciato quello che oggi chiamiamo antisemitismo.

Quanto più grande è l’ego, tanto più grande è il loro odio

Al passare di ogni generazione, l’ego umano cresce, facendoci cercare la rovina l’uno dell’altro più intensamente e con più cattiveria. Senza un antidoto alla nostra crescente malignità, distruggeremo noi stessi e il nostro pianeta.

L’ego si intensifica in ondate che sommergono il mondo e poi diminuiscono, dando tregua all’umanità per l’introspezione e la correzione. L’ondata più recente c’è stata durante la Seconda Guerra Mondiale. Ora ci stiamo avvicinando ancora verso una nuova ondata e, come sempre, la rabbia sarà rivolta prima verso gli Ebrei. E dal momento che i nostri ego sono più nefasti che mai, come possiamo dire facilmente, guardando il mondo intorno a noi, che dovremmo aspettarci che il prossimo ciclo di odio per gli Ebrei sia proporzionalmente più minaccioso.

Tornare ai principi fondamentali

Nonostante quanto detto sopra, se tornassimo ai principi fondamentali della nostra tribù potremmo invertire questa tendenza infausta. Non importa che le nazioni non sappiano che quello che vogliono da noi è l’unità o che noi ne abbiamo dimenticato i pregi, tutto quello che dobbiamo fare è ricordare che “l’odio provoca liti ma l’amore copre tutte le colpe” (Proverbi 10:12).

L’amore fraterno fra noi si risveglierà una volta che lo metteremo in moto attraverso i nostri sforzi. Subito dopo cominceremo ad essere di nuovo “Una luce per le nazioni” e il mondo inizierà a cambiare il suo atteggiamento verso di noi. Per questo motivo è scritto: “La prima difesa contro le calamità è l’amore e l’unità. Quando ci sono amore, unità e amicizia fra tutti in Israele, nessuna calamità può colpirli” (Maor VaShemesh).

Sperando di salvare i suoi fratelli in Polonia prima dell’Olocausto, Rav Yehuda Ashlag scrisse: “La nazione di Israele è stata istituita come un condotto attraverso il quale scintille di purificazione potessero fluire verso l’intera razza umana in tutto il mondo”. A quel tempo, il suo grido non fu ascoltato, non dobbiamo permettere che accada di nuovo.

Smettere lo scaricabarile

Quest’anno, diamo allo scaricabarile una spinta finale fuori dalla finestra. Rosh Hashanah non è solo l’inizio dell’anno; è anche Rosh Hashinui (l’inizio del cambiamento). L’odio del mondo verso di noi fa in modo che ogni nostro movimento sia sotto osservazione, usiamolo a nostro vantaggio e per quello del mondo. Uniamoci e mostriamo di poter “coprire tutti le colpe con l’amore”. Spianiamo la strada alla pace facendo la pace tra noi. Quest’anno, cerchiamo di essere “Una luce per le nazioni” per la prima volta nella storia moderna e facciamo che questo sia l’anno del cambiamento*.

Hag sameach

Felice anno nuovo


* In Israele e in tutto il mondo, molte organizzazioni e movimenti si stanno dedicando ad aiutare l’unificazione del popolo ebraico. Il movimento Arvut (Garanzia Reciproca), per esempio, svolge decine di attività ogni settimana: dai Cerchi di Connessione sul lungomare di Tel Aviv alle discussioni di Educazione Integrale in strutture di correzione. Inoltre, in tutto il mondo sono state condotte discussioni in Tavole Rotonde allo scopo di promuovere il valore dell’unità. New York e San Francisco (USA), Toronto (Canada), Francoforte e Norimberga (Germania), Roma (Italia), Barcellona (Spagna), San Pietroburgo e Perm (Russia), sono solo alcuni dei molti posti in cui si svolgono queste attività e con lo stesso clamoroso successo che hanno in Israele.

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