La Torah non è quello che pensate

La Torah non è un libro; è uno strumento che espande la nostra percezione e ci fa entrare nel sistema che governa tutta la realtà.

La maggior parte degli Ebrei sperimenta, almeno, una certa forma di studio della Torah. Se siete cresciuti come laici, probabilmente avete studiato il Pentateuco, i libri chiave dei Profeti, alcune delle poesie più rilevanti nei Salmi e poco altro. Se siete cresciuti come osservanti, avete studiato molto più approfonditamente i testi del Tanach (Pentateuco, Profeti, Scritti), così come molti altri testi collegati alla Torah come la Mishnah e la Gemarah.

Ma che siate osservanti o no, è molto probabile che abbiate perso di vista quale sia lo scopo dello studio della Torah e, quindi, non abbiate compreso il significato del testo o in che modo dovrebbe influenzarvi. Per capire veramente la Torah, bisogna studiarla non solo per apprendere la storia del nostro popolo, la sua morale o come osservare i suoi comandamenti. La Torah è uno strumento per infrangere i confini della nostra percezione e ci permette di vedere il sistema che governa tutta la realtà. Ma per espandere la nostra visione, dobbiamo cambiare noi stessi da individui egoisti in esseri umani premurosi e connessi che amano gli altri come se stessi.

Cosa limita la nostra percezione

Tutta la nostra realtà funziona sull’interazione equilibrata di due forze: la positiva e la negativa. Queste forze si manifestano nel dare e ricevere, connessione e disconnessione, inspirazione ed espirazione, giorno e notte e in tutti gli opposti che si completano a vicenda. Senza questo equilibrio, il nostro universo non sarebbe così com’è e la nostra esistenza non sarebbe possibile.

Ma noi, gli esseri umani, siamo diversi. La Torah dice che “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla gioventù” (Genesi 8:21) e “Ogni inclinazione dei pensieri del cuore  [dell’uomo] era solo malvagia” (Genesi 6:5). Senza la forza positiva, non possiamo cogliere il quadro completo della realtà e perciò facciamo le nostre scelte basandoci su una visione del mondo completamente distorta. Oggi, siamo al punto in cui la nostra comprensione egocentrica della realtà è diventata una bomba ad orologeria, e il timer è quasi arrivato allo zero.

Eppure, abbiamo un rimedio comprovato che può inculcare in noi le qualità della forza positiva. Una volta acquisito questo, sapremo come gestire le nostre vite a beneficio di noi stessi e degli altri. I nostri antenati chiamarono questo rimedio: la “Torah”. Secondo il Talmud, Dio disse a Israele: “Figli miei, Io ho creato l’inclinazione al male [egoismo] e ho creato per questo la Torah come spezia. Se vi impegnate nella Torah non vi dedicherete al male”(Kiddushin 30b).

In che modo la Torah riesce ad aprire i nostri occhi

Nel Midrash Rabah (Eicha) è scritto: “Io vorrei che loro lasciassero Me e prendessero la Mia Torah, la luce [forza] in essa li riformerebbe.” La forza (o luce) nella Torah è la forza positiva che ci manca e che equilibra tutti gli altri sistemi in natura. Quando studiamo la Torah, entriamo in contatto con essa. Quindi, proprio come l’induzione elettrica influenza gli oggetti che si trovano nel suo campo, la nostra natura assume le qualità del campo di forza che la circonda e ne acquisisce l’energia positiva. Una volta che l’abbiamo acquisita, cominciamo a vedere la vera, grande realtà intorno a noi; comprendiamo perché le cose accadono, e anche come possiamo guidare le nostre vite e la nostra società in un modo che porti equilibrio e prosperità a tutti.

Appena la nostra comprensione si espande oltre i limiti della percezione personale, cominciamo a vedere il progetto e il senso di tutta la realtà. La nostra percezione trascende il tempo e lo spazio e, in un certo senso, diventiamo eterni. Mentre i nostri corpi biologici non cambiano, appena la nostra percezione si stacca dal corpo, questo diventa libero dai limiti dell’esistenza biologica o dalla morte. Il mio insegnante, il RABASH era solito dire che, per queste persone, la morte è come cambiare la camicia: si scivola fuori dal vecchio corpo per entrare in quello nuovo.

Acquisire nuove qualità

Nel Talmud di Gerusalemme è scritto: “‘Ama il tuo prossimo come te stesso.’ Rabbi Akiva dice – questa è la grande regola della Torah” (Nedrasim30b). Per raccogliere i frutti della Torah, bisogna creare il campo di forza di cui ho parlato prima. Proprio come in una squadra sportiva, si ha bisogno di altre persone accanto come “partner di allenamento”. Con questi partner, si affinano le proprie capacità di dazione e ci si adegua alla forza positiva fino a che questa comincia a cambiarci dall’interno. Da soli, questo cambiamento è talmente contrario alla nostra natura che non avverrà mai, dal momento che “Imporre a una persona di amare un amico è sconcertante, perché è intrinsecamente impossibile” (Torah Temima, Vayikra).

La Torah in tempi di crisi

Dato che lo studio della Torah ci apre gli occhi sul sistema completo della realtà, in un momento in cui l’egoismo sta distruggendo il mondo, capire come governarlo è di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. Ora dobbiamo presentare la vera Torah: la forza che ci riforma. Più rimandiamo, più il mondo ci riterrà responsabili delle sue crisi. E più le crisi si aggraveranno, più la gente ci odierà.  Questo noi possiamo chiamarlo antisemitismo, ma l’umanità lo chiama “verità.” Non fa differenza se le storie antisemite raccontate su di noi siano vere o false; ciò che conta è che siamo davvero responsabili perché non abbiamo fornito al mondo il metodo per la correzione dell’ego. Il resto sono solo dettagli.

Ora, in tempi di crisi, dobbiamo sfatare i miti attorno alla Torah e cominciare a vederla per quello che è. Come scrive Baal HaSulam: “la Torah si riferisce alla luce [forza] racchiusa nella Torah, come dissero i nostri saggi ‘Io ho creato l’inclinazione al male, e ho creato la Torah come spezia’. Questo è riferito alla luce in essa, poiché la luce in essa la riforma.”

Ora dobbiamo capire quello che siamo chiamati a fare per il mondo, quale messaggio dobbiamo trasmettere e come dobbiamo comportarci sia come individui che come nazione. Dobbiamo capire che siamo Israele solo quando siamo uniti e ci sforziamo di amare il nostro prossimo come noi stessi, perché allora saremo in contatto con la forza positiva della Torah e potremo trasmetterla al mondo. Se ci impegneremo nella Torah per correggere il nostro egoismo, elimineremo l’odio verso gli Ebrei, l’umanità lo farà attraverso le crisi e noi equilibreremo l’intero sistema della natura. Ma solo se non tergiversiamo…

Originariamente pubblicato su Haaretz.com

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